Conosci la storia del formaggio con i vermi?

Avete mai sentito parlare del famosissimo formaggio con i vermi? Tranquilli, se ve lo state chiedendo, non lo troverete nel menu! 

È un formaggio tipico della Sardegna, chiamato “Casu frazigu o Casu martzu”. In passato era molto amato dai suoi consumatori, poi è diventato improvvisamente “illegale”.

Perché questa è una buffa storia? Questo formaggio è stato prodotto per sbaglio ma, stranamente, è stato apprezzato da molti, poi è diventato illegale e prima o poi potrebbe diventare addirittura un marchio DOP!

Molti dei suoi consumatori, in passato, erano fermamente convinti che i vermi presenti al suo interno fossero prodotti dal formaggio stesso, solo chi lo produceva sapeva il suo segreto!

Ve lo sveliamo? Ovviamente un alimento non può produrre da solo dei vermi. I vermi presenti nel formaggio, infatti, non sono altro che larve di mosca. La preparazione del Casu martzu prevede che vengano compiuti atti per favorire la deposizione delle uova da parte della mosca Piophila casei come, ad esempio, lasciare il formaggio in ambienti aperti o ben areati, bucare la crosta, aggiungere un po’ di olio o limitare i tempi della salamoia. La stagionatura dura circa tre mesi, durante i quali le uova di mosca di schiudono e le larve su nutrono del formaggio facendogli assumere quel tipico sapore leggermente piccante e quella tipica consistenza cremosa.

Perché la sua produzione è illegale? Ovviamente la sua preparazione non rispetta le norme igienico sanitarie previste dalla Comunità Europea. Buono o no, quando lo mangiamo non solo ingeriamo larve vive, ma anche i loro escrementi che rendono il formaggio così particolare. Le larve della mosca Piophila casei, inoltre, possono causare miasi nell’uomo, è questo che le rende particolarmente pericolose, anche se non è stato riscontrato nessun caso in seguito all’ingestione di questo formaggio.

Nonostante l’illegalità del prodotto, i produttori di Casu martzu si sono opposti e grazie alla tradizione di questo tipico formaggio, non solo hanno ottenuto il riconoscimento PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione), ma hanno anche chiesto che venga etichettato come alimento DOP!

Voi cosa ne pensate? Lo avete mai mangiato? Lo mangereste se fosse ritenuto sicuro dal punto di vista igienico sanitario?

Dieta Social Magazine n. | Editore: Media Share srl – Via Marco Polo 55 – Rende (CS) | Direttore responsabile: Stefania De Napoli | Reg. Stampa Trib. CS n° 1/2020 – Settimanale | ISSN 2724-3044

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