Cosmetici e test sugli animali: tutto quello che c’è da sapere

Un argomento delicato e molto discusso è sicuramente l’utilizzo degli animali per la sperimentazione dei cosmetici in laboratorio. Nell’immaginario comune c’è il coniglio con il rossetto che viene liberato dalla gabbia dagli animalisti. Molti brand vantano di essere cruelty-free, ovvero senza utilizzo di crudeltà sugli animali, focalizzando le loro campagne di vendita su questo importante aspetto. Ma cosa c’è di vero? E come facciamo a sapere se il cosmetico da noi scelto è testato su animali?

Facciamo un po’ di chiarezza. Il Regolamento Europeo 1223/2009 che disciplina tutta la legislatura cosmetica VIETA l’immissione sul mercato di prodotti la cui formulazione finale sia stata oggetto di una sperimentazione animale, di cosmetici contenenti ingredienti o combinazioni di essi che siano stati oggetto di una sperimentazione e vieta inoltre la realizzazione di test su animali relativi ai cosmetici finiti.

Nonostante si tratti di una legislatura abbastanza recente, bisogna sottolineare che già negli anni ’80 l’industria cosmetica ha ridotto notevolmente le cavie animali, prediligendo test alternativi in vitro e in vivo, utilizzando substrati che mimano i tessuti umani, e sperimentazioni dirette su volontari attraverso il pacht test che consiste nell’applicare il prodotto sulla cute, coprire la zona interessata con una benda e stimarne il grado di irritazione dopo 48 ore.

In Italia, così come nel resto dell’Unione Europea, tutti i cosmetici qui prodotti e venduti sono assolutamente cruelty-free, non testati su animali per legge. Dunque quando ci imbattiamo in brand che sottolineano il loro impegno in tal senso, applicando la dicitura “Non testato su animali” in etichetta, ci troviamo di fronte ad un tipo di pubblicità ingannevole, essendo questa una caratteristica attribuibile a TUTTI i cosmetici creati e venduti nell’UE.

Si tratta principalmente di strategie di marketing per catturare l’attenzione del consumatore e per sottolineare la posizione del brand verso una cosmesi più etica. Spesso troviamo il simbolo della LAV, un coniglietto che salta fra due stelle, per rimarcare l’impegno del marchio verso questo tema.

Diverso è il discorso per cosmetici degli altri Paesi, o di industrie che abbiano spostato la loro produzione in Paesi, come ad esempio al Cina, in cui i test sugli animali sono invece obbligatori. E spesso si tratta di brand che commercializzano anche in Europa.

Per cui il consumatore può qui acquistare tranquillamente, sapendo che non sono state usate cavie animali per quel prodotto all’interno dell’industria cosmetica, ma è una scelta personale decidere se finanziare marchi che, vendendo in altri Paesi, continuano ad usare test animali per prodotti venduti al di fuori dell’UE.

Tuttavia bisogna sottolineare che spesso in cosmesi sono impiegati ingredienti che provengono dal mondo farmaceutico o alimentare o industriale, settori in cui non sono previsti divieti relativi alla sperimentazione. E che se un ingrediente è ritenuto potenzialmente nocivo per la salute umana, si può fare richiesta per i test su animali, qualora non fossero possibili test alternativi, previa valutazione attenta da parte degli enti competenti.

Nel complesso sono stati fatti molti passi avanti per la tutela degli animali nel settore cosmetico, anche se ci sono delle zone d’ombra sopracitate in cui si può spaziare.

Dieta Social Magazine n. 82 del 02/09/2021 | Editore: Media Share srl – Via Marco Polo 55 – Rende (CS) | Direttore responsabile: Stefania De Napoli | Reg. Stampa Trib. CS n° 1/2020 – Settimanale | ISSN 2724-3044

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